Uno, due, tre, quattro, cinque, … 

a che serve contare. 

Rimuovo il contagocce dal flacone e mi verso una quantità ad occhio, dell'ipnotico per dormire, direttamente sotto la lingua. Il gusto è amarognolo e insieme dolciastro. Strana percezione. 
Sono le tre del pomeriggio e per l'ennesima volta mi ritrovo schiava di una giornata che voglio vivere senza pensieri. 

Mi spaventano, mi tormentano, la testa mi scoppia e il cuore pulsa vertiginosamente all'unisono con le mie congetture. 

Schiava di un medicinale, ma non riesco a farne a meno, per ora. Ne sto abusando da qualche tempo, pomeriggio e sera.

Il pomeriggio mi salva. La notte pure.

Portano lentamente via il mio corpo. Una sensazione di leggerezza che inizia dai piedi. 

L'avverto. 
Penso "prendimi sono tua". 

L'immaginazione o la realtà fanno il resto. Sale nel mio corpo l'impressione che tutto si blocchi, ma con piacere. 

Tutto si rilassa dentro e fuori di me. 

Giunge alla testa. 

E in un attimo tutto si ferma. 

Sprofondo nel limbo. 

Nel limbo del niente.





“Sono alla frutta ora.

Forse non ho il coraggio di vivere in questo mondo perché non c’è mai stato posto per persone come me.
In questo momento vorrei solo una cosa: essere scopata, come una puttana, senza amore, per vedere cosa si prova, senza niente di niente. 

Tanto l’amore non esiste, è solo un’illusione, che ci creiamo per illuderci che a qualcuno interessi della nostra esistenza. 

Ma non è così. L’amore è tutta una finzione. 

Io non esisto, non esiste il mio spirito, la mia mente, la mia anima, il mio cuore. Solo corpo.

Il cuore? Un sogno marcio, pieno di vermi. L’emozione mi straripa dentro e deve uscire.

Per non morire con me.”



Ero senza vita,
isolata nella mia solitudine e nei miei eterni abbandoni.
Morente per un’esistenza che non volevo vivere,
infelice senza una parola amica,
combattevo una battaglia persa in partenza,
da sola con me stessa.
Cercavo la volontà di vivere dentro di me,
incapace di trovarla,
desiderosa di un abbraccio, 
ma non c’era,
trovavo solo letti caldi
che divenivano freddi troppo in fretta.
Ho pensato di farla finita,
ma non volevo darla vinta al mondo,
volevo essere io a vincere.
Cercavo la speranza, 
dove non c’era.
Un abbraccio, 
dove non esisteva.
Mi ero persa, 
incapace di trovare la via di ritorno.
Volevo morire,
ma ha vinto la vita, 
questa vita di merda, 
e ho deciso di esistere, 
di sguazzare nella merda, 
e ripulirmi ogni volta, 
con la speranza nel cuore che nessuno mi toglierà mai.
Ho ritrovato la mia anima.
Ora voglio il silenzio, per ascoltarla.



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