Ho letto attentamente la raccolta "Ritratto di poesia" di Brunella Canobbio e ne sono rimasto molto favorevolmente impressionato, per il fatto che la sua non sembra "poesia" ma piuttosto "prosa poetica".

Se lo scopo della poesia è quello dell'introspezione, dell'autoanalisi, del racconto della propria coscienza, allora la sua è sicuramente poesia. 
Però c'è qualcosa di più e di più profondo, Brunella non si limita alla descrizione delle proprie sensazioni, ma cerca di approfondirle, non solo psicologicamente ma razionalmente e filosoficamente, ponendosi delle domande che trasferiscono il tema nell'ambito della filosofia. Il che non è più alto o più basso della poesia: è soltanto un'altra cosa. 

Inoltre, se dobbiamo dar retta allo "Zibaldone" di Leopardi, dove il poeta ci dice che la poesia si distingue dalla prosa perché ha un andamento, un tono musicale e, anche se priva di rima, è sempre un "canto" (e così egli volle chiamare la sua produzione poetica) allora qui non abbiamo questo parametro di letture perché il tono filosofico, autoanalitico del materiale impedisce la piena libertà di sollevare il verso ad un valore "leggero", musicale, appunto.

D'altra parte Montale scientemente aveva affermato di voler scrivere versi "duri", secchi, non musicali, non rimati, proprio perché il lettore non fosse trascinato, incantato dalla musicalità del verso, perdendo di vista il significato profondo della parola.

Un merito ulteriore glielo devo ascrivere; non ho quasi mai conosciuto persone che, come la Canobbio, riescano ad autoanalizzarsi così spietatamente e profondamente e non abbiano paura di esporre in pubblico i propri sentimenti e i propri autogiudizi. Orbene questo non basterebbe ancora a creare "poesia", se rimanesse lo sfogo personale di un essere umano. Se invece diventa, come io credo avvenga in questo caso, qualcosa di universale, di valido per tutti e cioè se nei suoi versi i lettori trovano i propri dolori, la solitudine, i sentimenti di tutti gli uomini e pensano : "l'autrice scrive cose che anche io ho provato" allora io penso davvero che questa sia poesia, perché il poeta ha la capacità di rendere universale il proprio sentire.

 

A.G. (critico letterario)



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